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di francesco de rosa
A Marco Calcagno mancava poco per approdare agli anni della meritata pensione dopo un percorso professionale di tutto rispetto. Ricordo quando gli vennero assegnate alcune “missioni” e ruoli importanti nel settore della retail food per le quali chiese il mio aiuto all’elaborazione di alcuni testi che avrebbero dovuto dettagliare al pubblico presente i cardini del progetto che aveva in mente di realizzare. Le mie parole avrebbero fatto sponda con l’immagine grafica che commissionò con lo stesso ardore. Erano prodotti a marchio che avrebbero trovato un posizionamento di vantaggio per tutti i players del gruppo nel quale stava lavorando. Un’era fa se penso poi alle ultime vicende che lo hanno visto fino ad oggi impegnato. Curava i dettagli, gli abiti in tinta come reclamava il gusto estetico che inseguiva. Marco, ch’era nato a Senise, piccolo comune della Basilicata che portava nel cuore, non si era mai sdradicato da quel sud d’Italia del quale portava a spasso il sogno e la visione. Le migliori persone del sud Italia sono sempre così. Le puoi mettere anche all’estremo nord del paese, nel suo caso il lontano Piemonte di Novara e della sua provincia ma non dimenticano mai da dove sono partiti e come ci sono arrivati. Quando poi hanno modo di riannodare i legami di vita con la terra d’origine, come capitò a lui, per motivi di lavoro la gioia è doppia. Fu negli anni d’inizio Duemila che Marco Calcagno ebbe modo di intercettare attraversandoli i luoghi del “mondo piccolo”, di quel posto cioè dove la famiglia di lavoro e di vita che ha preso linfa da Michele Piccolo si anima di tappe che sono tutti risultati di lavoro. Lungo quelle strade nascono, anche al di là dello stesso lavoro, amicizie straordinarie. A Marco Calcagno accadde così. E così strinse legame con Michele e Raffaele Piccolo, con me e con alcuni altri che hanno avuto modo di conoscerlo e di condividere qualcosa assieme a lui.
Così fu proprio nelle settimane in cui ero impegnato a scrivere la biografia di Michele Piccolo che volli chiamarlo per chiedere anche a lui, assieme a pochi altri che avevo scelto ad arte, perché ritenevo i loro contributi di testimonianze sodali alla mia narrazione. Ne fu entusiasta a tal punto che pochi giorni dopo mi mandò un testo che mi chiese di correggere liberamente se occorreva. Gli risposi che andava bene così. Dacché a pagina 113 del mio libro poi pubblicato sulla “storia di vita e di lavoro di Michele Piccolo” si legge, a metà della pagina,: “Marco Calcagno è Sales Director da ben 6 anni presso la Latteria Nöm Srl con marchi e prodotti famosi in Italia come Nonno Nanni. Una vita, quella di Marco Calcagno, vissuta in giro nella grande industria italiana lungo la quale spiccano i 14 anni presso la Star dove entrò nel gennaio del 1987. Altri 14 anni li trascorse presso il Cedi SISA Centro Sud, la compagine dov’era socio anche Michele Piccolo dall’anno ‘89 di cui abbiamo scritto fino all’anno 2016. Marco Calcagno ci entrò nell’anno 2001 e così ebbe modo di conoscerlo più da vicino e capire per davvero i suoi contorni umani e lavorativi. «Michele Piccolo – mi dice Marco a ragion veduta – ha trasmesso ai suoi dipendenti la sua visione imprenditoriale orientata al cliente. L’idea di acquistare e vendere ciò che i consumatori chiedono, anziché basarsi solo su supposizioni o convinzioni personali, è un approccio fondamentale per il successo nel settore retail. Ascoltare le esigenze dei consumatori e rispondere alle loro richieste consente all’azienda di soddisfare i loro bisogni e i desideri effettivi. Questo orientamento al cliente può portare a una migliore comprensione del mercato e delle tendenze di consumo, permettendo di adattare l’offerta di prodotti in modo coerente con la domanda effettiva. Questo approccio dimostra l’attenzione di Michele Piccolo per la customer centricity, cioè il mettere al centro delle decisioni aziendali il cliente e le sue esigenze. Questa mentalità è preziosa per costruire relazioni solide con la clientela, favorire il ritorno dei consumatori soddisfatti e promuovere la fedeltà verso l’azienda e i suoi prodotti. In sintesi, la filosofia di acquistare e vendere ciò che i consumatori chiedono è un principio guida di Michele Piccolo che mette l’accento sull’importanza di ascoltare sempre il cliente e adattarsi alle sue richieste per ottenere il successo nel mondo del retail. Un approccio incentrato sull’ascolto delle esigenze dei consumatori e sulla creazione di una esperienza positiva nei punti vendita ha portato benefici significativi al territorio in cui opera. Innanzitutto, fornendo ciò che i consumatori richiedono, l’azienda ha potuto soddisfare i bisogni locali e le preferenze del mercato locale. Questo ha contribuito a stimolare l’economia locale, aumentando la domanda e la circolazione di denaro nella regione. La sua azienda ha favorito la crescita dell’occupazione nel territorio, assorbendo anche tanta manodopera locale per gestire i punti vendita e le attività connesse. Un’azienda di successo può creare opportunità di lavoro per la comunità, riducendo la disoccupazione e contribuendo al benessere economico della zona. Collaborando anche con fornitori e produttori locali, ha incoraggiato lo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura locale, favorendo l’economia a livello regionale. La sua azienda ha sostenuto iniziative sociali e culturali nel territorio, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei residenti e ad arricchire la comunità. Un’azienda orientata al cliente e impegnata a soddisfare le esigenze del territorio in cui opera può avere un impatto positivo sull’economia locale, sull’occupazione e sul benessere della comunità circostante».
Caro Marco, oggi ho appreso con dispiacere che un infarto ti ha tolto la vita repentinamente per affidarti al mistero di tutte le cose che vanno via d’un soffio. Non hai fatto in tempo nemmeno a viverti i tuoi meritati anni di pensione che, conoscendoti, non sarebbero mai stati per davvero anni di pensione. Avevi in mente di dare ancora il tuo bel contributo d’entusiasmo e di idee, la tua esperienza praticata sul campo di lavoro e di vita. Non è stato così. Perché la stessa vita può fermare chiunque da un momento all’altro per la caducità del corpo, per un malore improvviso, per la stanchezza del cuore che mettiamo alla prova senza nemmeno saperlo. Hai amato il “mondo piccolo” con sincerità che quando incontravi Michele Piccolo, come spesso mi confidavi, ti sentivi al riparo da tutte le insidie della vita. Questa volta nulla hai potuto nonostante, mi hanno riferito, hanno fatto di tutto per tenerti in vita. Nei testi che qualche volta ti ho passato ti parlavo di “maestra filosofia” e di tutti i misteri che ci pervadono e pervadono le cose. Sono tutti misteri rimasti senza soluzione tanto che questa stessa cosa può donare giovinezza come la si dona ad ogni cercatore impegnato in indagini incompiute quali sono quelle che riguardano la nostra venuta al mondo. La metafora suggerisce mille idee. Attendiamo sempre l’alba dopo ogni notte. Anche quella nella quale ci toglie la vita che ci dà la luce del giorno relegandoci al buio. La vita è un mistero, Marco. Come la morte!
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